Il processo di canonizzazione

01 Morte di Giovanni Paolo II: 2 aprile 2005

02 Il 3 maggio 2005, il cardinale Camillo Ruini (cardinale vicario della diocesi in cui è morto Giovanni Paolo II) presenta alla Congregazione delle Cause dei Santi. La missiva nella quale esprimeva la volontà della diocesi di Roma di costituirsi attore della causa di canonizzazione del Defunto Pontefice e chiedeva la dispensa dal termine stabilito di cinque anni dalla morte per l’apertura della inchiesta diocesana.

03 L’istanza del Cardinale Vicario, portata alla conoscenza del Santo Padre il Papa Benedetto XVI, trovò la sua accettazione e il 9 maggio la Congregazione per le Cause dei Santi emetteva il rescritto di dispensa concessa dal Papa. Motivo l’aura di santità che ha accompagnato la figura di Karol Wojtyla anche prima della morte e l’eccezionalità religiosa, storica e culturale del suo papato, universalmente riconosciuta da Chiesa e società civile. (3 giugno 2005, suor Marie Simon-Pierre Normand, dell’ordine delle Petites Soeur des Maternités Catholiques, guarisce inspiegabilmente dal morbo di Parkinson diagnosticatole 4 anni prima. L’8 giugno 2005 la superiora generale dell’ordine segnala a Roma l’avvenimento riconducendolo all’intercessione di Giovanni Paolo II)

04 Inizio della causa di beatificazione, fase diocesana: 28 giugno 2005. Avvio dell’inchiesta con la raccolta presso il Tribunale di: documenti riguardanti il candidato; testimonianze circa fatti concreti sull’esercizio, ritenuto eroico, delle virtù cristiane (virtù teologali: fede, speranza e carità; virtù cardinali prudenza, giustizia, temperanza, fortezza; altre specifiche del proprio stato di vita). Da questo momento Giovanni Paolo II è servo di Dio. Il 2 aprile 2007, nella basilica di San Giovanni in Laterano in Roma, il cardinale Camillo Ruini dichiara conclusa la fase diocesana del processo di beatificazione di Giovanni Paolo II, consegnando le risultanze alla Congregazione per le Cause dei Santi.

05 Inizio della fase vaticana: 4 maggio 2007. Trasmessi tutti gli atti alla Congregazione delle Cause dei Santi, e ottenuto il decreto di validità, il postulatore segue, sotto la direzione di un relatore, la preparazione della Positio (la sintesi della documentazione che prova l’esercizio eroico delle virtù) che viene poi sottoposta all’esame di nove teologi. Segue questa fase il promotore della fede (che ha lo stesso compito del promotore di giustizia – ossia studiare a fondo la causa e valutare eventuali questioni controverse – e che deve stendere le conclusioni).

06 Promulgazione del decreto che riconosce le virtù eroiche del servo di Dio Giovanni Paolo II: il 19 dicembre 2009 Benedetto XVI concede la sua approvazione all’iter della causa di beatificazione di Giovanni Paolo II ed autorizza la Congregazione delle Cause dei Santi a redigere il decreto circa le virtù eroiche. Giovanni Paolo II da questo momento è venerabile.

07 Il 21 ottobre 2010 i 7 specialisti della commissione medica si esprimono a favore dell’inspiegabilità scientifica della guarigione di suor Marie Simon-Pierre Normand. Il 14 dicembre 2010 il Congresso dei teologi riconosce all’unanimità l’efficacia dell’intercessione di Giovanni Paolo II ai fini della guarigione di suor Marie Simon-Pierre Normand. L’11 gennaio 2011 cardinali e vescovi della congregazione emettono unanime sentenza affermativa ritenendo miracolosa la guarigione della religiosa francese. Il 14 gennaio 2011 Benedetto XVI autorizza la promulgazione il decreto che attribuisce un miracolo all’intercessione di Giovanni Paolo II. Si tratta della guarigione dal morbo di Parkinson (lo stesso di cui ha sofferto Giovanni Paolo II) della religiosa francese suor Marie Simon-Pierre Normand (delle Piccole Suore delle Maternità Cattoliche). La malattia le era stata diagnosticata nel 2001. Secondo la testimonianza della religiosa, la guarigione per intercessione del pontefice è avvenuta la notte tra il 2 e il 3 giugno 2005.

08 BEATIFICAZIONE: 1 maggio 2011
Durante la celebrazione del rito della beatificazione avviene la guarigione della donna costaricense Floribeth Mora Diaz dallo “aneurisma cerebrale fusiforme”. Il caso fu segnalato al postulatore il quale, dopo le dovute indagini preliminari, chiede al vescovo di San José di Costa Rica di Costituire il Tribunale Diocesano per avviare l’inchiesta diocesana. Questa si svolge dal 20 novembre al 2 dicembre 2012. La Congregazione delle Cause dei Santi ne ha riconosciuto la validità con decreto del 12 febbraio 2013. La Consulta Medica, nella riunione del 28 febbraio 2013, ha espresso, all’unanimità, parere favorevole circa l’inspiegabilità scientifica della guarigione. Il caso è stato esaminato, con esito positivo all’unanimità, dai Consultori Teologi il 10 aprile 2013, e dai Cardinali e dai Vescovi il 2 luglio 2013.

09 Il 5 luglio 2013 Papa Francesco approva il miracolo attribuito all’intercessione del beato Giovanni Paolo II e autorizza la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare firma il decreto super miraculo, aprendo la strada per la canonizzazione. Il miracolo riguarda la guarigione di una donna del Costa Rica, Floribhet Mora, avvenuta la sera dell’1 maggio 2011, il giorno nel quale Giovanni Paolo II è stato proclamato beato. Proprio quel giorno, la donna, colpita da una grave lesione cerebrale, lo ha pregato ed è stata guarita. Grazie all’intercessione del beato Giovanni Paolo II l’intera famiglia della donna avrebbe ritrovato la fede: quasi un doppio miracolo.

10 Durante il Concistoro ordinario pubblico del 30 settembre 2013, la data per la canonizzazione è stata fissata per il 27 aprile 2014.

(Fonte Sito Ufficiale Canonizzazione)

Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio GIOVANNI PAOLO II

(al secolo Karol Wojtyla) Sommo Pontefice

Per il processo non sono stati fatti sconti, tutti i passi ed i passaggi necessari sono stati eseguiti. Nel dicembre 2009 Papa Benedetto XVI ha dichiarato Wojtyla “venerabile” approvandone le “virtù eroiche”. Nell’ ottobre 2010 i medici della consulta della Congregazione hanno dichiarato inspiegabile la guarigione dal Parkinson di suor Marie Simon Pierre;il 14 dicembre i teologi hanno ratificato la decisione. Il 10 gennaio 2011 i cardinali e vescovi del dicastero hanno all’unanimità votato in favore del riconoscimento del miracolo per la beatificazione. Il 14 gennaio 2011 Benedetto XVI ha autorizzato la Congregazione delle cause dei santi a promulgare il decreto che riconosce il miracolo avvenuto per intercessione di Giovanni Paolo II ed è stata immediatamente resa nota la data del 1° maggio, Domenica della Divina Misericordia, come giorno della cerimonia di beatificazione in piazza San Pietro.

Editto

Roma,
mercoledì, 18 maggio 2005

La sera del sabato 2 Aprile 2005, mentre si era già entrati nel giorno del Signore, ottava di Pasqua e Domenica della Divina Misericordia, il Signore ha chiamato a Sé dal Palazzo Apostolico Vaticano il Santo Padre Giovanni Paolo II. Il Servo di Dio, Uomo di intensa vita di preghiera, Pastore instancabile della Chiesa universale e Testimone coraggioso del Vangelo di Cristo, affidandosi totalmente alla volontà di Dio e alla Vergine Maria, ha ribadito nel suo vasto e ricco Magistero la centralità del Mistero Eucaristico nella vita della Chiesa, additando ad ogni battezzato come primario l’impegno per la santità, definita «misura alta della vita cristiana». Essendo esplosa in modo eclatante al momento della morte la sua fama di santità, che già godeva in vita, ed essendo stato formalmente richiesto di dare inizio alla Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio, nel portarne a conoscenza la Comunità ecclesiale, invitiamo tutti e singoli i fedeli a comunicarci direttamente o a far pervenire al Tribunale Diocesano del Vicariato di Roma (Piazza S. Giovanni in Laterano, 6 – 00184 ROMA) tutte quelle notizie, dalle quali si possano in qualche modo arguire elementi favorevoli o contrari alla fama di santità del detto Servo di Dio. Dovendosi, inoltre, raccogliere, a norma delle disposizioni legali, tutti gli scritti a lui attribuiti, ordiniamo, col presente EDITTO, a quanti ne fossero in possesso, di rimettere con debita sollecitudine al medesimo Tribunale qualsiasi scritto, che abbia come autore il Servo di Dio, qualora non sia già stato consegnato alla Postulazione della Causa. Ricordiamo che col nome di scritti non s’intendono soltanto le opere stampate, che peraltro sono già state raccolte, ma anche i manoscritti, i diari, le lettere ed ogni altra scrittura privata del Servo di Dio. Coloro, che gradissero conservarne gli originali, potranno presentarne copia debita-mente autenticata. Stabiliamo, infine, che il presente EDITTO rimanga affisso per la durata di due mesi alle porte del Vicariato di Roma, nonché della Curia di Cracovia, e che venga pubblicato sulla «Rivista Diocesana» di Roma, e sui quotidiani «L’Osservatore Romano» e «Avvenire». Dato in Roma, dalla Sede del Vicariato, il 18 Maggio 2005.

Vic. Gen. Camillo Card. Ruini

Notaro
Camillo Card. Ruini

 

RESCRITTO

Prot. N. 2666-1/05

Romana
di Beatificazione e Canoniczzazione
del Servo di Dio GIOVANNI PAOLO II
(Karol Wojtyła)
Sommo Pontefice

Su istanza dell’Eminentissimo e Reverendissimo Signor Cardinale Camillo Ruini, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, il Sommo Pontefice BENEDETTO XVI, considerate le peculiari circostanze esposte, nell’udienza concessa al medesimo Cardinale Vicario Generale il giorno 28 del mese di Aprile di questo anno 2005, ha dispensato dal tempo di cinque anni di attesa dopo la morte del Servo di Dio Giovanni Paolo II (Karol Wojtyła), Sommo Pontefice, cosicché la causa di Beatificazione e Canonizzazione del medesimo Servo di Dio possa avere subito inizio. Nonostante qualsiasi cosa in contrario.
Dato in Roma, dalla sede di questa Congregazione per le Cause dei Santi, il giorno 9 del mese di Maggio A.D. 2005.


José Card. Saraiva Martins
Prefetto


Edward Nowak
Arcivescovo titolare i Luni
Segretario

Apertura del Processo Rogatoriale a Cracovia

Cari Amici,
come sicuramente molti di voi ormai sanno, il processo è entrato nella sua fase dinamica. Sono cominciate le interrogazioni dei testimoni.
Nello svolgimento di questo compito, alquanto delicato ed impegnativo, il Cardinale Vicario si è rivolto all’Arcivescovo di Cracovia chiedendo l’istituzione nella sua Diocesi del Tribunale Rogatoriale, il quale avrà come compito raccogliere le dichiarazioni dei testimoni che abitano in Polonia. Come in occasione dell’Apertura del Processo a Roma, il 28 giugno 2005, anche a Cracovia il 4 novembre 2005 si è svolta in modo solenne, nella suggestiva cornice della splendida cattedrale di Wawel, la Prima Sessione del Tribunale.
Ho avuto la gioia e l’onore di partecipare a questo evento storico, durante il quale, oltre alle procedure di rito che prevedono il giuramento dei membri del Tribunale, l’Arcivescovo di Cracovia, S.E. Mons. Stanisłlaw Dziwisz, che per tanti anni ha vissuto accanto al Giovanni Paolo II come suo Segretario Particolare e amico, ha tenuto un discorso pieno di pensieri profondi e toccanti e di riferimenti personali e di particolare intensità emotiva, in quanto narrati da chi ne fu testimone.
La visita a Cracovia mi ha dato anche la possibilità di immergermi nel clima del posto e dei luoghi segnati dalla vita e dall’attività di Karol Wojtyła.
Un’emozione particolare ha suscitato in me la celebrazione della Santa Messa nella Cappella della Casa Vescovile, in via Franciszkanska. In quel luogo il giovane Karol Wojtyła è stato ordinato sacerdote, il 1 novembre 1946 e proprio lì come Vescovo pregava, celebrava l’Eucaristia, cercava l’ispirazione per le sue attività pastorali. La presenza della Cappella nella Casa Vescovile egli la considerava come un privilegio ma anche come un impegno, come ci confidava nel suo libro “Memoria e identità”.
Anch’io ho considerato l’opportunità di trovarmi lì come un privilegio e come un’occasione per ricordare tutti voi nella Celebrazione Eucaristica. La mattina del 5 novembre ho celebrato la Messa in quel luogo per tutti voi che vi rivolgete all’Ufficio del Postulatore, affidando le vostre intenzioni.
Sono felice che ogni giorno aumenta il numero delle persone che si uniscono alle nostre comuni preghiere per l’intercessione del Servo di Dio Giovanni Paolo II, implorando per la Chiesa il dono della sua beatificazione.
Spero che fra pochi giorni potremmo arricchire la nostra pagina web, offrendovi validi sussidi di formazione, di preghiera e di applicazione concreta del pensiero del nostro amato Papa Giovanni Paolo II.
In collaborazione con un’equipe di Cracovia stiamo preparando il materiale che vorremmo proporre come sostegno ai gruppi di preghiera che nascono spontaneamente in varie parti del mondo. Spero che lo troverete utile e potrà servire sia alle singole persone sia ai vari gruppi di preghiera.
Ricordandovi nella mia preghiera, vi chiedo di sostenerci con la vostra.
Un fraterno saluto a tutti.

Mons. Sławomir Oder ,
Postulatore

 Sessione di Chiusura

TRIBUNALE DIOCESANO DEL VICARIATO DI ROMA
2 Aprile 2007
CAUSA DI BEATIFICAZIONE E CANONIZZAZIONE
Sessione di chiusura dell’Inchiesta diocesana
sulla vita, le virtù e la fama di santità
del Servo di Dio
GIOVANNI PAOLO II
(al secolo Karol Wojtyła)
Sommo Pontefice

Nella sessione di apertura di questa fase diocesana della Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Karol Wojtyła – Giovanni Paolo II ho tracciato un breve profilo della sua vita. Ora, nella sessione di chiusura che ha luogo nel secondo anniversario della sua morte, con animo commosso e grato a Dio, oso proporre una piccola riflessione, quasi una meditazione, sulla sua figura spirituale, senza ledere in alcun modo il segreto a cui come Ufficiali della Causa siamo tenuti, ma attingendo a quelle fonti che sono a disposizione di tutti.

All’inizio, al centro e al vertice di un tale ritratto non può non stare il rapporto personale di Karol Wojtyła con Dio: un rapporto che appare già forte, intimo e profondo negli anni della sua fanciullezza e che poi non ha cessato di crescere, di irrobustirsi e produrre frutti in tutte le dimensioni della sua vita. Siamo, qui, in presenza del Mistero: anzitutto il mistero dell’amore di predilezione con cui Dio Padre ha amato questo ragazzo polacco, lo ha unito a sé e lo ha mantenuto in questa unione, non risparmiandogli le prove della vita, anzi, associandolo sempre di nuovo alla croce del proprio Figlio, ma anche donandogli il coraggio di amare questa croce e l’intelligenza spirituale per scorgere attraverso di essa il proprio volto di Padre. Nella certezza di essere amato da Dio e nella gioia di corrispondere a questo amore Karol Wojtyła ha trovato il senso, l’unità e lo scopo della propria vita. Tutti coloro che lo hanno conosciuto, da vicino o anche solo da lontano, sono stati colpiti infatti dalla ricchezza della sua umanità, dalla sua piena realizzazione come uomo, ma ancor più illuminante e significativo è il fatto che tale pienezza di umanità coincide, alla fine, con questo suo rapporto con Dio, in altre parole con la sua santità.

Scomponendo, in certo senso, questa unità nei molteplici aspetti che la costituiscono, emerge in primo luogo quell’autentico dono e gusto e gioia della preghiera, che Karol Wojtyła ha avuto fin da fanciullo e a cui è rimasto sempre fedele, fino alle ore della sua agonia. Questa preghiera aveva, per così dire, due dimensioni. In primo luogo quella del tempo riservato esclusivamente alla preghiera stessa, cominciando dall’inizio della giornata con l’adorazione del mattino, le lodi e la meditazione, e poi la S. Messa – per lui “in modo assoluto il centro della vita e di ogni giornata” – come ci testimonia il suo segretario, ora Cardinale Stanislao Dziwisz, nel libro Una vita con Karol, di cui mi sia consentito raccomandare a tutti la lettura. E ancora la preghiera in cappella subito dopo il pranzo, a cui tante volte ho potuto partecipare, e più a lungo dopo il riposo pomeridiano, la recita quotidiana dell’intero Rosario – preghiera che egli prediligeva –, la lettura continuata della Sacra Scrittura, ogni giovedì l’ora santa, ogni venerdì la Via Crucis … e soprattutto il raccoglimento, anzi l’abbandono totale in cui Karol Wojtyła si immergeva quando pregava.

L’altra dimensione della sua preghiera si esprimeva nella straordinaria facilità con cui egli univa questa al lavoro, così che il lavoro stesso non soltanto era offerto al Signore ma era penetrato e attraversato dalla preghiera. Due testimonianze di ciò sono il tavolo-inginocchiatoio su cui studiava e scriveva nella cappella dell’episcopio di Cracovia e i brani di preghiera con cui iniziava e numerava le pagine dei suoi manoscritti.

La preghiera di Karol Wojtyła – Giovanni Paolo II, così profonda e intimamente personale, era al tempo stesso totalmente ecclesiale, legata alla tradizione e alla pietà della Chiesa. La abitavano infatti anzitutto le tre divine Persone del Padre ricco di misericordia, del Figlio incarnato, crocifisso e risorto, dello Spirito santificatore e vivificante, ma anche e in maniera pervasiva Maria, la Madre a cui egli è davvero totalmente appartenuto, icona della Chiesa e guida nel pellegrinaggio della fede. E con Maria Giuseppe, che egli mai separava da Maria e da Gesù e di cui era felice di portare, dopo quello di Karol, il nome. Abitava inoltre la sua preghiera quella miriade di persone, di ogni nazione e condizione, che a lui si sono rivolte per ottenere l’aiuto di Dio, la salute fisica o spirituale propria e dei congiunti: perciò il Papa teneva nel cassetto dell’inginocchiatoio le suppliche che gli giungevano, per presentarle personalmente al Signore.

Una seconda componente essenziale della personalità di Karol Wojtyła, che scaturiva anch’essa dal suo intimo rapporto con Dio, è stata quella della libertà: una straordinaria libertà interiore, che si esprimeva in molte direzioni. Cominciando per così dire “dal basso”, cioè dal rapporto con i beni materiali, egli sempre, anche da Papa, è stato uomo di concreta e radicale povertà. Viveva poveramente, in modo spontaneo e senza sforzo, sembrava non avere bisogno di nulla, era totalmente distaccato dal denaro e dalle cose. Ma egli era distaccato e libero anche da se stesso, non cercava il proprio successo o una sua autonoma realizzazione: questa libertà probabilmente l’aveva conquistata negli anni giovanili, quando accolse la chiamata al sacerdozio superando l’attrazione che esercitava su di lui un’altra vocazione, quella per il teatro, l’arte, le lettere.

Proprio la libertà da se stesso lo ha reso grandemente libero anche nei confronti degli altri. Era pronto all’ascolto, e anche ad accettare la critica, prediligeva la collaborazione e rispettava la libertà dei suoi collaboratori, ma poi sapeva essere autonomo nelle decisioni definitive, e soprattutto non rinunciava a prendere posizioni difficili e “scomode” per timore delle reazioni delle autorità ostili alla Chiesa, negli anni del suo ministero in Polonia, o dell’incomprensione e dell’ostilità dell’opinione pubblica predominante, negli anni del Pontificato. Le sue scelte, infatti, non erano mai dettate da altra sollecitudine che da quella per il Vangelo e per il bene dell’uomo, “via della Chiesa”. La grande parola “Non abbiate paura!”, con cui ha aperto il suo Pontificato, nasceva anche da questa libertà interiore, nutrita di fede, ed è stata, nel concreto della storia, una parola contagiosa, che ha liberato la Polonia, e non soltanto la Polonia, dalla paura e dalla sudditanza, politica, culturale, spirituale.

Quella medesima unione con Dio e libertà interiore che ha reso Karol Wojtyła distaccato dai beni di questo mondo gli ha anche dato una grandissima capacità di apprezzarli e di godere delle bellezze della natura e dell’arte, del calore delle amicizie come degli ardimenti del pensiero e delle fatiche e delle conquiste dello sport. Ha contributo dunque a fare di lui un uomo completo e pienamente realizzato. In lui, in certo senso, è stata plasticamente confermata la verità del principio teologico che la grazia non sostituisce e non distrugge, ma presuppone, purifica, perfeziona e porta a compimento la natura.

L’autentico amore di Dio è inseparabile dall’amore per il prossimo e dalla passione per la sua salvezza. Perciò un uomo che ha amato Dio con l’intensità di Giovanni Paolo II non poteva non essere un testimone esemplare della dedizione per i fratelli. La sua vita davvero trabocca di tali testimonianze, a cominciare da quella qualifica di ragazzo “buonissimo” che Padre Kazimierz Figlewicz attribuì a Karol chierichetto a Wadowice e dalle ripetute visite che questi, all’età di dodici anni, fece a un sacerdote ricoverato in ospedale. Da prete, ma poi ugualmente da Vescovo e da Papa, egli si è per così dire “concentrato” nell’attenzione alla persona e ai suoi problemi. Sono semplicemente innumerevoli i suoi interventi nello spirito cristiano della carità, che “è dapprima semplicemente la risposta a ciò che, in una determinata situazione, costituisce la necessità immediata” (Deus caritas est, 31). In concreto questi interventi riguardavano il soccorso materiale ai poveri e ai bisognosi, dedicando loro le offerte ricevute da altri, ma anche donando a una famiglia bisognosa la coperta del proprio letto, come attesta una donna polacca in una lettera del giugno 1967. Si aggiungono la grande attenzione e premura per gli ammalati, fatta di continue visite oltre che della preghiera per loro, e tutte le altre forme di sollecitudine per le varie difficoltà della gente. In realtà il suo cuore era per i poveri, i piccoli e i sofferenti, e questo spiega la profonda affinità spirituale che egli sentiva nei confronti di Madre Teresa di Calcutta.

Ma la stessa carità cristiana animava Karol Wojtyła nell’offrire a tutti in primo luogo Gesù Cristo, pane della vita e Redentore dell’uomo. Egli era un “comunicatore spontaneo” del Vangelo, a tutti e in ogni circostanza, perché viveva e quindi trasmetteva quella che il Cardinale Dziwisz nel suo libro ha definito “freschezza evangelica”. Perciò, quando le sue responsabilità pastorali si dilatarono al mondo intero, egli lanciò il grande programma della “nuova evangelizzazione” e si dedicò personalmente per primo alla sua realizzazione, attraverso i continui viaggi missionari. In particolare ha cercato, senza mai stancarsi, di dare nuova linfa alla fede cristiana nell’Europa gravata dalla secolarizzazione ed ha fatto scaturire dal proprio cuore quella formidabile “invenzione” evangelizzatrice che sono le Giornate Mondiali della Gioventù, espressione universale del suo amore di predilezione per i giovani.

In realtà, dietro il vigore inesausto della sua testimonianza alla verità di Cristo stava la saldezza rocciosa della sua fede: era la fede semplice di un fanciullo e al tempo stesso la fede di un grande uomo di cultura, ben consapevole delle sfide di oggi, era soprattutto la fede di un uomo che in certo senso ha già visto il Signore, ha avuto esperienza diretta della presenza misteriosa e salvifica di Dio nel proprio spirito e nella propria vita, e perciò, alla fine, non può essere scosso o reso incerto dal dubbio, ma sente prepotente dentro di sé il bisogno e il dovere di offrire e di trasmettere a tutti la verità che salva. Con questo atteggiamento Giovanni Paolo II ha potuto, in anni non facili, confermare la Chiesa intera nella fede.

La medesima sintesi di fede in Cristo e di amore e passione per l’uomo lo ha spinto a farsi carico della difesa e della promozione della dignità e dei diritti, in una parola del bene autentico e concreto, degli uomini e dei popoli, opponendosi con un coraggio che non ha conosciuto ostacoli alle molteplici “minacce” che pesano sull’umanità del nostro tempo (cfr Redemptor hominis, 15-16). La sua lotta per la liberazione dal totalitarismo comunista, la rivendicazione intransigente della giustizia per i popoli della fame, l’impegno strenuo per la pace nel mondo – e perché le religioni siano promotrici di pace e non di intolleranza e di violenza – sono apparsi ad osservatori superficiali come in reciproco contrasto, ma in realtà hanno qui la loro comune sorgente. Identico è lo spirito con il quale egli ha condotto la grande battaglia per la vita umana, contro l’aborto e ogni altra sua negazione, e per la famiglia, contro tutte le spinte che tendono a disgregarla. Entrambe queste battaglie egli le ha percepite e vissute non, come spesso è stato detto, quasi fossero una violazione dei diritti delle donne, ma al contrario come affermazione e difesa dell’autentica dignità e del genio proprio delle donne: se mi è consentito un ricordo personale, ho viva memoria della forza improvvisa con cui Giovanni Paolo II reagì a una mia frase che gli era sembrata ricondurre il diffondersi dell’aborto principalmente a una responsabilità e colpa delle donne.

Ho già accennato al carattere profondamente ecclesiale della preghiera e della spiritualità di Karol Wojtyła: anche in tutta la sua opera di cristiano e di Pastore l’amore per la Chiesa è stato una dimensione essenziale ed “interna” del suo rapporto con Dio in Gesù Cristo. Già nei modi e nei metodi con cui egli agiva il carattere “ecclesiale”, non politico e non mondano, doveva emergere nella forma più nitida: fu questa una sua preoccupazione costante e un decisivo criterio di comportamento. I suoi viaggi apostolici, come le visite alle parrocchie romane, sono stati, inseparabilmente, opera di evangelizzazione e atto di amore e di servizio per la Chiesa che vive nelle diverse parti del mondo. Egli ha portato nel proprio cuore e vissuto nella preghiera, prima ancora di esprimerla nel magistero e nel governo, la sollecitudine per l’unità interna della Chiesa e per la radice profonda di questa unità, che si ritrova nella sua unione con Cristo, nella conversione e nella santità effettiva dei suoi membri.

Il Cardinale Dziwisz riporta nel suo libro una frase di Giovanni Paolo II: “L’ecumenismo è la volontà di Cristo, ut unum sint, che tutti siano uno. E la volontà del Concilio Vaticano II. E questo è il mio programma, indipendentemente dalle difficoltà, dai malintesi, e a volte dalle offese”. Posso dire di aver sentito anch’io, non una sola volta, parole pressoché identiche sulla sua bocca. Nella dedizione alla causa ecumenica, come nella richiesta di perdono per i peccati dei figli della Chiesa, si esprime quella volontà, mite ma fermissima, di conformarsi a Cristo, di seguire Lui solo e di percorrere quella “via” che è Cristo stesso, che è stata per Karol Wojtyła la scelta della vita e il nutrimento dello spirito.

Ho parlato finora del rapporto straordinariamente profondo che egli ha avuto con il suo unico Signore, della sua grande libertà e della sua capacità senza limiti di amare e di donarsi. Ora dobbiamo raccoglierci su quell’aspetto della sua vita che è diventato evidente negli ultimi anni, ma che in realtà è stato presente fin da quando, bambino, egli ha perduto la mamma e poco dopo il fratello e poi, ancora molto giovane, il padre, ed ha vissuto la tragedia della guerra e dell’oppressione, sperimentando anche il dolore fisico quando fu investito da un camion tedesco e ferito abbastanza gravemente. Ricordiamo tutti con emozione il modo in cui la sofferenza irruppe di nuovo nella sua vita il 13 maggio 1981. Impregnato di fiducia nel Dio che guida la storia e di abbandono filiale a Maria Santissima, Giovanni Paolo II ha portato sempre con sé la certezza che quel colpo non era stato mortale solo per l’intercessione di Maria e l’intervento dell’Onnipotente. Ma poi è iniziato, con la malattia, un lungo e ininterrotto martirio, che il Cardinale Dziwisz ci consente di rivivere passo per passo, e per così dire dal di dentro, nelle pagine finali del suo libro.

Il Papa ha sofferto nella carne e ha sofferto nello spirito, vedendosi sempre più spesso obbligato a ridurre gli impegni legati alla sua missione: sono anch’io testimone del dispiacere che gli ha procurato il dover interrompere, quando le aveva quasi portate a termine, le visite alle 333 parrocchie romane. Egli sopportava però la malattia e il dolore fisico con grande serenità e pazienza, con autentica virilità cristiana, continuando tenacemente ad adempiere il più possibile ai propri compiti, senza far pesare sugli altri i suoi malanni. Certo, dei segni di impazienza affioravano, ma non per il dolore quanto piuttosto per l’angustia e la limitazione che gli procurava l’insufficienza motoria, con la crescente necessità di essere trasportato. In realtà Karol Wojtyła aveva imparato a fare spazio alla sofferenza e alla croce non solo dalla propria esperienza di vita ma anche, e più profondamente, dalla sua stessa spiritualità, dal rapporto personale intessuto con Dio. Il suo testamento iniziava con le parole “Desidero seguirti” e volendo, come scelta di fondo, seguire il Signore, egli aveva compreso e interiorizzato che bisogna accettare tutto quello che Dio dispone per noi: è questa la certezza che traluce già dalla Lettera Apostolica Salvifici doloris.

Da molto tempo egli si preparava al passo conclusivo della sua vita terrena. Aveva cominciato a scrivere il testamento durante gli esercizi spirituali del marzo 1979 e lo aggiornò più volte, sempre durante gli esercizi: era l’occasione per rinnovare la sua prontezza a presentarsi al Signore. Nella preghiera, diventavano sempre più sue le parole dell’Apostolo Paolo: “sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24). Quando la fine si avvicinò e la prova si fece più dura, con l’operazione alla trachea per evitare nuove crisi di soffocamento, appena svegliatosi dall’anestesia scrisse su un foglio queste parole: “Cosa mi hanno fatto! Ma … totus tuus!”. Anche nel dolore profondo di non poter più disporre di quella voce che egli aveva tanto usato come veicolo della parola del Signore, rinnovava il suo abbandono totale nelle mani di Maria. E quando, nella mattina di Pasqua, gli mancò la voce per benedire dalla finestra la folla di Piazza San Pietro, sussurrò a Mons. Stanislao: “Sarebbe forse meglio che muoia, se non posso compiere la missione affidatami”, ma subito aggiunse: “Sia fatta la tua volontà … Totus tuus”.

Nel giorno della morte il Papa, come aveva fatto per tutta la vita, volle nutrirsi della parola di Dio e chiese che gli venisse letto il Vangelo di Giovanni: la lettura si protrasse fino al capitolo nono. E anche quel giorno recitò, con l’aiuto dei presenti, tutte le preghiere quotidiane: fece l’adorazione, la meditazione e anticipò perfino l’Ufficio delle letture della domenica. A un certo punto disse con voce debolissima a Suor Tobiana Sobotka, suo vero angelo custode, “Lasciatemi andare dal Signore”. Poi entrò in coma e nella sua stanza fu celebrata la Messa prefestiva della domenica della Divina Misericordia. Mons. Stanislao riuscì ancora a dargli, come Viatico, alcune gocce del Sangue di Cristo.

Proprio con il riferimento alla Divina Misericordia, e ad un’altra suora polacca, Faustina Kowalska, interlocutrice e araldo di Gesù Misericordioso, da Giovanni Paolo II proclamata Beata e poi Santa, è giusto terminare questo piccolissimo ricordo spirituale del nostro tanto amato Padre e Papa. La Divina Misericordia, infatti, è stata al centro della sua spiritualità e della sua vita: da Lei ha imparato a vincere il male con il bene (cfr Rom 12,21), in Lei ha visto il limite invalicabile che Dio ha posto al male e da Lei ha ricavato quella speranza certa che lo ha sostenuto in tutta la sua vita.

Concludo con un grande grazie a Mons. Gianfranco Bella e a tutto il personale del Tribunale Diocesano, come anche al Postulatore Mons. Sławomir Oder, per aver padroneggiato e portato a termine in soli ventuno mesi, dal 28 giugno 2005 a oggi, un’impresa di così grande portata. Aggiungo un grazie vivissimo alla Chiesa sorella di Cracovia e al suo Tribunale Diocesano, per la parte ivi svolta con ammirevole profondità e rapidità. Grazie inoltre alla Commissione storica che ha affiancato il lavoro del Tribunale. Si è trattato, in effetti, di un’impresa estremamente impegnativa, per la molteplicità delle persone e degli eventi, il loro spessore e complessità, l’abbondanza e la ricchezza delle testimonianze. Ma mi permetto di dire che è stata anche un’impresa stimolante ed entusiasmante, perché dal contatto con Karol Wojtyła è emerso e continua ad emergere un fiume di stimoli a vivere il Vangelo: in questo senso oserei affermare che il nostro lavoro di questi ventun mesi è stato perfino facile, della facilità delle imprese che portano gioia

BEATI IOANNIS PAULI II, PAPAE

- Decreto -

Un carattere di eccezionalità, riconosciuto dall’intera Chiesa cattolica sparsa su tutta la terra, riveste la beatificazione del venerato Giovanni Paolo II, di felice memoria, che avverrà il 1° maggio 2011 in Piazza san Pietro a Roma, presieduta dal Santo Padre Benedetto XVI. Attesa tale straordinarietà, a seguito di numerose richieste circa il culto liturgico in onore del nuovo Beato, secondo i luoghi e i modi stabiliti dal diritto, questa Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti si dà premura di comunicare quanto disposto al riguardo.

Messa di ringraziamento

Si dispone che nell’arco dell’anno successivo alla beatificazione di Giovanni Paolo II, ossia fino al 1° maggio 2012, sia possibile celebrare una santa Messa di ringraziamento a Dio in luoghi e giorni significativi. La responsabilità di stabilire il giorno o i giorni, come anche il luogo o i luoghi del raduno del popolo di Dio, compete al Vescovo diocesano per la sua diocesi; considerate le esigenze locali e le convenienze pastorali, si concede che si possa celebrare una santa Messa in onore del nuovo Beato in una domenica durante l’anno come, altresì, in un giorno compreso tra i nn. 1013 della Tabella dei giorni liturgici. Analogamente, per le famiglie religiose compete al Superiore Generale offrire indicazioni circa giorni e luoghi significativi per l’intera famiglia religiosa.

Per la santa Messa, con possibilità di cantare il Gloria, si prega la colletta propria in onore del Beato; le altre orazioni, il prefazio, le antifone e le letture bibliche sono attinte dal Comune dei pastori, per un papa. Se ricorre una domenica durante l’anno, per le letture bibliche si potranno scegliere testi adatti dal Comune dei pastori per la prima lettura, con il relativo Salmo responsoriale, e per il Vangelo. Iscrizione del nuovo Beato nei Calendari particolari Si dispone che nel Calendario proprio della diocesi di Roma e delle diocesi della Polonia la celebrazione del Beato Giovanni Paolo II, papa, sia iscritta il 22 ottobre e celebrata ogni anno come memoria.

Circa i testi liturgici si concedono come propri l’orazione colletta e la seconda lettura dell’Ufficio delle letture, col relativo responsorio. Gli altri testi si attingono dal Comune dei pastori, per un papa.

Quanto agli altri Calendari propri, la richiesta di iscrizione della memoria facoltativa del Beato Giovanni Paolo II potrà essere presentata a questa Congregazione dalle Conferenze dei Vescovi per il loro territorio, dal Vescovo diocesano per la sua diocesi, dal Prot. N. 119/11/L circa il culto liturgico da tributare in onore del Beato Giovanni Paolo II, papa Superiore Generale per la sua famiglia religiosa.

Dedicazione di una chiesa a Dio in onore del nuovo Beato

La scelta del Beato Giovanni Paolo II come titolare di una chiesa prevede l’indulto della Sede Apostolica (cf. Ordo dedicationis ecclesiae, Praenotanda n. 4), eccetto quando la sua celebrazione sia già iscritta nel Calendario particolare: in questo caso non è richiesto l’indulto e al Beato, nella chiesa in cui è titolare, è riservato il grado di festa (cf. Congregatio de Cultu Divino et Disciplina Sacramentorum, Notificatio de cultu Beatorum, 21 maggio 1999, n. 9).

Nonostante qualsiasi cosa in contrario.

Dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, 2 aprile 2001.

Antonio Card. Cañizares Llovera

Prefetto

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